giovedì 29 novembre 2012

OGLIUTO: ECCO LE PROVE

ECCO LE PROVE

 Cari ragazzi un saluto a tutti; e naturalmente sempre un bacio alle signore.

Devo unirmi al coro di approvazioni che gli scritti di Carlo hanno suscitato.
Complici i suoi ozi ferroviari fra Milano e Roma, ha dato la stura ad una positiva reazione a catena, che – oltre che utile per ricostruire episodi, a volte dimenticati, con il contributo dei diversi partecipanti – ha anche una funzione medica, di contrasto all’incipiente visita dello zio tedesco.
E’ vero che l’imprecisione riguardante qualche particolare (Italia Germania 4 a 2, Giovanni che legge il Corriere, il viaggio in Danimarca dopo la maturità fatto in sei...) può essere indice di sporadiche morti neuroniche, ma quello che conta è la sostanza, è l’impalcatura complessiva del racconto, che adesso c’è, e da quella non si può più prescindere.
Quindi bravo Carlo.

E’ proprio sull’onda dello stimolo di quelle letture che, pur col poco tempo libero che la mia attuale professione mi lascia (dura la vita del pensionato), sono riuscito a far riemergere da polverosi archivi alcune foto – rigorosamente stampe in bianco e nero – piuttosto interessanti, che ho cominciato a scannerizzare.
A proposito, Giovanni, che caratteristiche devono avere le foto per poter essere messe sul blog, oltre al fatto di essere belle ed interessanti?

Così ho trovato le prove. 

Primo: Giovanni legge Il Giorno, (però legge la pagina sportiva, nonostante quel giorno siano successe cose più importanti);

Secondo: nel viaggio in Danimarca, dopo la maturità, eravamo in quattro, eccoci alla partenza, immortalati davanti a casa di Klaus in via Tesio nel tardo pomeriggio del 24 luglio 1971 (il 23 luglio Graziano aveva sostenuto l’orale, per ultimo).

C’è anche la mitica tenda Pattuglia (Moretti o Bertoni, non ricordo), che ci aveva prestato Tito Myre, e la rassegnazione dei viaggiatori costretti a risalire le autostrade tedesche alla media di 70 all’ora.



Terzo: in classe si studiavano anche lingue non convenzionali: ecco una rara edizione esquimese (oggi si direbbe inhuit) della Divina Commedia














Altre prove seguiranno, mano a mano che il lavoro di scavo prosegue.

Intanto unisco una foto interessante fatta a Palermo, andando a Piana degli Albanesi; ma qui dovremmo essere già nel 72.



Ciao a tutti.


Maurizio


LA PREPARAZIONE PER LA MATURITA' FRA CHIESA IN VALMALENCO E MACUGNAGA

Rieccoci.
La storia continua fra Chiesa in Valmalenco e Macugnaga.

C’era da preparare la maturità, e devo dire che affrontammo la cosa molto seriamente: prima le materie letterarie a Chiesa, io e il Bonizzi, con qualche visita di Graziano e Klaus; matematica e scienze l’ultima settimana prima dell’esame, a Macugnaga, dove avremmo raggiunto Maura, Silvana e Gabriella.

A parte le corse in macchina con la 128 di mio padre sui tornanti di Lanzada e qualche breve giro a piedi in montagna, ci concedemmo poche distrazioni.
Si studiava, si mangiava con appetito, si beveva the, zuccherato con precisione da Carlo (ci sono le prove)

 

     
                   

Ma dopo più di due settimane, forse tre, di semi-clausura, inframmezzate da una discesa a Milano per cambiare macchina, rendere il 128 al genitore e recuperare il mitico VW 1600 blu di Carlo, eravamo veramente stanchi. 

La settimana finale a Macugnaga appariva come un attraente diversivo; l’avvicinarsi della data stabilita per la partenza indusse rapidamente il crollo della tensione studiereccia.
Già il pomeriggio dellla vigilia bighellonavamo per la casa, svogliati, con i bagagli già pronti, in attesa che arrivasse domani.
Convinti che a Macugnaga ci aspettassero soltanto le tre fanciulle indifese nella grande casa buia (buia di notte, s’intende), casa che peraltro conoscevamo abbastanza bene per esserci già stati più volte, concepimmo l’idea balzana di sorprendere le pulzelle nel sonno, introducendoci di soppiatto nell’appartamento.
Per far ciò occorreva essere sul luogo al più tardi alle prime luci: quindi molto presto, considerato che era la fine di giugno.

Chiesa e Macugnaga distano poco più di 230 km: si scende a Sondrio, e poi giù fino a Colico; poi si costeggia il lago di Como sul suo lato occidentale fino a Menaggio; da lì occiorre risalire verso il lago di Lugano e la dogana di Porlezza. In Svizzera si passano Lugano e Bellinzona, poi su per le Centovalli, giù perla val Vigezzo fino a Domodossola, e infine Macugnaga.
Quasi tutte strade statali o provinciali e di montagna; ipotizziamo 5-6 ore.
Per maggior sicurezza andiamo dai finanzieri di Chiesa per chiedere conferma degli orari di apertura della dogana di Porlezza, che è un punto di confine di importanza secondaria.
Purtroppo anche allora c’era chi preferiva rispondere a vanvera per fare bella figura anziché dire un onesto “non lo so”.

Il viaggio fu bellissimo.
Non andammo neanche a letto (chi avrebbe dormito).
tirammo l’una a mala pena e poi via.
                                                                                      












Anche qui ci sono le prove: c’è questa foto.          


Respiravamo un’atmosfera magica: la statale deserta dritta davanti a noi, e la Valtellina buia, rare luci sul nero delle montagne intorno.
La radio di notte sulle onde corte prendeva stazioni sconosciute e mandava musiche strane che forse per questo ci sembravano più belle.
Passammo i paesini del lago, con le loro piccole piazze illuminate di fronte all’acqua scura.
Poi i tornanti sopra Menaggio.
Tutto filò liscio.

Il sogno si spense davanti agli uffici dei doganieri svizzeri, tragicamente chiusi.
La dogana apriva alle sette. Dormimmo in macchina. Arrivammo a Macugnaga in tarda mattinata.


 
                                         
 Col senno di poi fu un colpo di fortuna.
A Macugnaga scoprimmo che le nostre compagne non erano sole, perché la mamma di Maura si era offerta di fare assistenza per tutto il periodo di studio.
Se avessimo realizzato il nostro progetto avremmo pure fatto una figura barbina, se non causato guai peggiori.

La vita a Macugnaga trascorse felice, fra studi di funzioni algebriche e cioccolate calde, nonostante le nostre compagne mostrassero segni di destabilizzazione, specie dopo lo studio di funzioni algebriche.
Prove? Ecco:

Ma tutto è bene quel che finisce bene.

 

3 commenti:

  1. Valpreda rimase in carcere per più di 3 anni (esattamente 1110 giorni), fino al 29 dicembre 1972, quando, insieme ai suoi compagni, fu rimesso in libertà provvisoria per decorrenza dei termini di carcerazione. La scarcerazione di Valpreda fu possibile grazie ad una legge ad personam, la cosiddetta legge Valpreda (legge n. 773 del 15 dicembre 1972) che introdusse limiti alle misure cautelari anche nei casi di reati gravissimi (tra cui la strage), in contrasto con la norma precedentemente in vigore secondo la quale un imputato per reati gravissimi non poteva essere scarcerato prima della sentenza di assoluzione. (WIKIPEDIA)
    La foto è stata scattata a Monterosso il 30 gennaio 1972

    La famosa "tenda pattuglia" divenne poi patrimonio dell'umanità, fu in sardegna e ancora in Danimarca nel 75 e poi forse ancora ...

    La foto di Palermo è del 74.

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  2. è evidente che fosse 1l 30 dicembre...

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  3. maledetti tutti.. mentre voi gozzovigliavate tra mari e monti (69/70 o 70/71, non sono mai stato bravo con le date), io passavo un anno sabbatico in quel di Sora (FR) a casa di mio zio, a cercare di recuperare l'anno perso in quarta F. Sora era allora un luogo dove il tempo si era fermato al 1948.. la DC aveva il 70% dei voti, lo struscio avveniva a marciapiedi rigorosamente divisi, da un lato i maschi, dall'altro le femmine, eppure dopo poche settimane avevo già aperto una bella sede di servire il "pollo" e organizzato il primo sciopero alle Cartiere del Sole, dove non ne avevano mai fatto uno dalla Liberazione in poi..
    mia zia subiva tutti i giorni la mia discoteca che mi ero portato da Milano.. Led Zeppelin, Hendrix, Cream, Vanilla Fudge, Dylan, Beatles, Rolling Stones, CSN&Y... ovviamente fui bocciato di nuovo in entrambi gli anni (quarta e quinta).. a settembre diedi l'esame di ammissione alla quinta da privatista e presi la matura al liceo privato rodolfi a milano.. circondato da fascistelli figli di papà..

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